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"A TAVOLA CON BON TON". ARTICOLO PER "ITALIACONVENTION:IT"




A tavola con Bon Ton
(9 Ottobre 2012)

Nessuno pensi di passare inosservato. A tavola riveliamo molto di noi. Una rinfrescata alle regole di base è un passaporto per pranzi e cene senza complessi.


1. Una (s)cena agghiacciante

Il Convegno è finito. Sono invitato alla cena in un bellissimo hotel, la regia della serata è molto curata.

Gli eleganti cavalieri mi fanno trovare il mio posto a un tavolo di persone che non conosco, già sedute. Qualcuno risponde al mio “Buonasera” e nessuno si presenta.

Inizio una conversazione con la mia vicina, una signora che mi pare a modo, ma abbiamo appena scambiato quattro parole che l’altro mio vicino allunga il braccio passandomi davanti, afferra una bottiglia d’acqua e si colma il bicchiere fino all’orlo.

Beve a garganella, mentre il gomito non si stacca dalla tavola.

Intanto servono gli antipasti. La mia vicina, che mi pareva così ammodino, sceglie lentamente e chirurgicamente dal vassoio i pezzi che le sembrano migliori, poi, finita la cernita, indica col coltello ad un'altra signora i pezzi di antipasto scelti e li commenta. Il coltello rotea nell'aria.

Non riesco a non notare, allibito, un altro commensale che mastica a bocca semi aperta, parlando.

Persone all'apparenza civili ed eleganti, eppure così maldestri a tavola. Di una malagrazia certo involontaria, tuttavia fastidiosa.


2. I fondamentali

Cibo e business vanno insieme da sempre, ma se aggiungiamo un po' di Buone maniere il mix sarà più gradevole. Perché nella convivialità, quando si abbassano le difese personali, le lacune di buona educazione emergono in tutta la loro evidenza e parlano (male) di noi.

Allora, perché non ripassare la grammatica dello stare a tavola?

Senza arrivare alle regole a volte incomprensibili dell'etichetta di corte, possiamo cominciare dicendo che il galateo non è nemico della cordialità ma fa da collante tra coloro che, lì, in quel momento, siedono alla stessa tavola, per creare una convivialità all’insegna dell'armonia, dell’empatia e del benessere reciproco. Poche regole di base che si possono riassumere in tre parole: compostezza, discrezione, gentilezza.

Prima di sedersi al tavolo si saluta il gruppo senza presentarsi, non essendo in un salotto dove la prentazione è invece d'obbligo.

Si accomoderanno a tavola per prime le signore, e il “là” per iniziare lo daranno gli anfitrioni quando tutti saranno stati serviti. “Buon appetito!” è un augurio poco elegante, ma se qualcuno lo dice è cortese rispondere “Grazie!”.

Nella conversazione, saper ascoltare mostrando interesse è la prima regola. Si devono rispettare le altrui opinioni, mai monopolizzare con interventi troppo lunghi, e non si parla di lavoro se non è proprio un pranzo di lavoro. Non si entrerà in argomenti intimi, né si parlerà di politica, religione, morte e malattie.

E’ vistosamente volgare appoggiare i gomiti sulla tavola, piegarsi verso il piatto, parlare con la bocca piena. E conversare a voce alta o con persone dei tavoli vicini.

Si sta seduti diritti, con i gomiti bassi vicini al busto, sul tavolo si appoggiano solo i polsi.


3. Si fa, non si fa

Non colmare il bicchiere né di acqua né di vino, ma solamente riempirlo per metà. Nettarsi le labbra prima di bere, per non lasciare disdicevoli segni opachi sul bordo del bicchiere, e dopo aver bevuto.

L'uomo verserà l’acqua o il vino, solo se richiesto, alle signore che lo affiancano, non ad altri commensali. La bottiglia si passerà di mano in mano senza farla “volare”.

Quando a servire le bevande è il cameriere, lasciate il bicchiere dov'è. Provvederà lui a versare senza alcun “aiuto” del commensale. Un gentile “grazie” al cameriere è un gesto cortese anche se non obbligatorio.

Il tovagliolo si spiegherà solo al momento che verrà servita la prima portata, e se vi sarà la necessità di alzarsi da tavola, si poserà sulla propria seduta.

Il cartoncino con il menu lo sistemeremo, leggermente aperto perché tenga l’equilibrio, nello spazio tra il piattino del pane, a sinistra, e i bicchieri a destra, in modo da poterlo consultare. Se è grande si stenderà sul tavolo, per non avere una barriera davanti.

Il pane si spezza (e non si taglia) sull’apposito piattino, per non sbriciolare sulla tovaglia.

Nei confronti del cibo si terrà un atteggiamento sobrio, né famelico né schizzinoso, e non si commenterà la qualità o la cottura. E' ineducato lasciare cibo nel piatto. Se non conoscete una certa pietanza è meglio non sceglierla o servirsene con moderazione.

Le posate non si brandiscono e il coltello non si porta alla bocca. Dinnanzi al piatto si troverà la posateria per il dessert, una forchetta in caso di crostate o torte “dure”, un cucchiaino in caso di creme o dolci ”molli”.


4. Regole semplici, per stare insieme in armonia

Se durante il pasto si desidera conversare, le posate dovranno essere appoggiate sul piatto con le punte vicine e i manici divaricati. Al termine, le posate si lasceranno in posizione ad ore 6, perpendicolarmente, una accanto all’altra, la lama del coltello verso l’interno.

Qualora il servizio sia a buffet, non è di buon gusto colmarsi il piatto per evitare un secondo “giro”, facendo la figura dell'ingordo accaparratore. Se vi alzate da tavola per un "rifornimento", non offritevi di "portare qualcosa" anche agli altri commensali. Questo gesto si può fare ed è gentile solamente nei riguardi la propria dama.

Il pesce bianco (spigole, orate, sogliole), se intero nel piatto, ogni commensale provvederà a pulirlo per conto proprio, partendo dalla testa e dalla coda. La pelle e le lische si rimuovono aiutandosi col coltello, mentre i bocconi si tagliano con la forchetta.

Formaggio: la forchetta si adopera esclusivamente per i formaggi molli.

La frutta sarà servita dopo il dessert e in genere, per le difficoltà di sbucciarla, sarà già pronta in porzioni o su vassoi.

Brutta ed imperdonabile abitudine, quella di assentarsi dalla tavola, tra una portata e l'altra, per recarsi a fumare fuori dalla sala. E' brutto anche "filarsela all'inglese" alla fine del pasto, senza salutare i commensali.

Come vedete le regole sono per lo più logiche e intuitive, alcune provengono dalla consuetudine, altre sono dettate dal buon senso e dal buon gusto, nessuna si impone senza un perché.

Questo è il Galateo di oggi, non un protocollo di formalità ma un abbecedario di comportamenti pratici per sapersi destreggiare con scioltezza, stare bene con gli altri e fare sempre un'ottima figura.









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