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"Non si dice piacere"- Rubrica di Bon Ton di ALBERTO PRESUTTI su "TRADING LIVE SHOW"



www.tradingliveshow.it


"Non si dice piacere"

Rubrica di Bon Ton e Comunicazione del benessere

(n° 7 - Luglio/ Agosto 2011)


Per cominciare, tratterò di Social Bon Ton, quindi di regole di comunicazione efficace sui Canali Social.

Il professionista che si avvicina ai Social Network come, ad esempio, Facebook, volendo aprire una Pagina Fan o un Gruppo, deve tener presente che quello che andrà a fare non è altro che gestire la propria immagine e quindi il proprio Brand.

Il mondo del Web, non è una connessione di pc ma di persone, che in un eco infinito di rimandi, ha la possibilità di amplificare, nel bene e nel male, comportamenti, stili, azioni, correttezza o disonestà, sia fattuali che mentali, di cui l’autore sarà chiamato a rispondere.

Sbagliare un post, usando un linguaggio che non può essere proprio dell’autore per professione e credibilità come pubblicare una foto che lo ritrae sbracato e in atteggiamenti non consoni per la immagine che vuol dare di se stesso e del lavoro che svolge, significa già partire col piede sbagliato e purtroppo, errori simili, si cancellano male, anche se un tasto può far sparire, però a posteriori, quanto scritto o messo online.

Il Social Bon Ton, infatti, afferma quattro principi, che devono costituire per il professionista, l’ossatura dell’agire sui Canali Social e cioè: coerenza, congruenza, fedeltà e passione. Non si può derogare ad alcuno di essi, perché sono un tutt’uno.

Così, risulta importante, direi fondamentale, che il sito web, le brochure, i biglietti da visita siano il reale specchio di chi rappresentano, e costui non possa essere, conosciuto di persona, l’inverso di quanto pubblicizza sia online che con i mezzi cartacei.

Dunque, attenzione anche al look, alla comunicazione, ai dettagli che sono propri del lavoro che si svolge e che devono far emergere quel Brand che si trasformerà in unicità fautrice di differenza, che pertanto, sarà poi distinguibile all’esterno, quale il proprio Brand (SelfBrand).


"Non si dice piacere"

Rubrica di Bon Ton e Comunicazione del benessere

(n° 7 - Luglio/ Agosto 2011)

Una brillante carriera può essere compromessa facilmente. Basta davvero poco. Un manager può veder minata la sua ascesa professionale, e quindi la sua credibilità, già con una battuta fuori luogo, detta al momento sbagliato.

Occorre saper scegliere il canale di comunicazione e il tono giusti per ogni occasione; comprendere rapidamente quali informazioni si possono condividere e quali non è il caso, con i propri collaboratori, o l'esterno; capire quale è il giusto humour da utilizzare in ufficio, ecc. ..

Apprendere le preziose regole della Business Etiquette che sposano l'etichetta con la pragmaticità può consentire di raggiungere insperati successi, sia sul piano personale che lavorativo.

Il principio fondamentale è "sapere qundo e come, dare informazioni o esprimere opinioni", unendo chiarezza comunicativa con il rispetto preciso delle regole del Bon Ton.

La prima norma da conoscere e seguire, riguarda la convivialità: a tavola, infatti, si sedimentano i rapporti di lavoro o, si rovinano, per non aver saputo adempiere alle formalità del Galateo.

La seconda norma, afferisce alle presentazioni, nelle quali è fondamentale usare un tono di voce alto che deve comunicare sicurezza e disinvoltura, e, soprattutto si deve sempre guardare negli occhi la persona che si ha di fronte rassicurandola con un sorriso.

Infine, nel momento del commiato non si deve assolutamente dire "piacere", "lietissimo", "onoratissimo", ma, al contrario, optare per un più semplice ed efficace "Buongiorno, come sta?".








"BON TON A TAVOLA": Per la Rubrica di ALBERTO PRESUTTI SU "REALITY"




Rubrica "Bon Ton"

"A Tavola con il Galateo"

(n° 61 - 2011)



Il Galateo e le sue regole sono tali costituire spartiacque tra il vero “signore” e il rozzo e maleducato commensale.

Tecnicamente, la convivialità è la comunicazione efficace di noi stessi agli altri.

Dobbiamo sapere, infatti, che a tavola, seppur inconsapevolmente, tendiamo ad abbassare le nostre difese facendo emergere la conoscenza o meno del Galateo, che se applicato, armonizza la convivialità e la rende gradevole quanto altrimenti la trasforma in un insopportabile momento di comunione con gli altri.

Il Galateo suggerisce per ben figurare a tavola di starvi con eleganza, quindi seduti con postura eretta, le gambe raccolte sotto la sedia, i gomiti mai appoggiati sul tavolo e il tovagliolo spiegato con leggerezza sulle gambe solo dal momento in cui verranno portate le pietanze, senza bere il vino finche non si inizia a desinare, né brindare col vino stesso a mò di champagne.

Stare a tavola seguendo il Galateo, che non è formalità fine a se stessa, ma insegnamento di educazione e armonia, significa anche non mettere a disagio gli altri commensali con conversazioni che abbiano a tema la politica, la religione, il sesso, la droga, le disgrazie, la morte.

Nella conversazione, a tavola, sarà bene astenerci dal trattare di diete, mai commentando l’altrui fame o astinenza.

Le Buone maniere, da sempre, hanno lo scopo di consentire una convivenza sociale rispettosa che mai potrebbe essere stravolta da malagrazia e da cafonaggine, che purtroppo, invece, con l’andar del tempo, per lassismo ed individualismo, hanno finito per averla vinta sul Bon Ton e sul Galateo.

E’ compito dell'uomo servire, con la mano destra, da bere alla propria dama, ricordando di non colmare mai il bicchiere fino all’orlo come mai di lasciarlo vuoto.

I precetti del Galateo ci impongono di maneggiare le posate con levità, in ispecie il coltello, non brandendolo a guisa d'arma, né tenendo in mano forchetta e cucchiaio si gesticolerà, conversando.

Da tavola ci si alzerà quando lo farà colui che ci ha invitato o la padrona di casa, per lasciare il Locale o farci passare in salotto, per sorbire il caffè.








ALBERTO PRESUTTI INTERVISTATO SU "ESSERCIWEB.IT"


Intervista al Maestro Alberto Presutti

(7 Novembre 2011)

a cura di Sara Missorini


Con immenso piacere, ma anche con un po’ di timore reverenziale, incontriamo il Maestro Alberto Presutti, autore di “Bentornato Galateo” (Romano Editore, 2010), uno di quei libri che non dovrebbero mai passar di moda, perché delle “Buone Maniere” – soprattuto oggi – ne abbiamo bisogno quotidianamente. Persona molto carismatica, il Maestro si è offerto di dirci qualcosa in più sul Galateo e dintorni, soddisfancendo le nostre piccole, grandi curiosità in materia. Il prossimo appuntamento con il Maestro Presutti sarà martedì 29 novembre alle ore 21 presso la Libreria Libri in Toscana (Via Bruno Buozzi 24 – 50013 Campi Bisenzio, FI). 



Quando e dove nasce il galateo? Grazie a chi?

Monsignor Giovanni Della Casa, nato nel Mugello, in Toscana, nel 1503, mai avrebbe potuto pensare, nel XVI secolo, che il suo trattato sui modi e i comportamenti da tenere a tavola ed in società, – da lui dedicato al vescovo Galeazzo Florimonte, e da qui, poi, il nome “Galatheo” – avrebbe dato il via, nel tempo, a tanti manuali e corsi, afferenti alle Buone maniere.


“Bentornato Galateo” è il titolo del libro che ha pubblicato con Romano Editore. Ma è davvero “ben tornato” il galateo nella nostra società o piuttosto gli abbiamo detto “Addio!”?

Galanteria, cortesia, “saper vivere” con buon gusto e nel rispetto di sé e dell’altro da sé, non sono concetti fuori moda, o peggio, classisti. La consapevolezza di sapersi comportare in ogni occasione, senza esser vinti dall’imbarazzo, non ha prezzo. E poi, provate a fare un dispetto ad un maleducato, dargli un pestone, rispondergli male, e vedrete come vi si rivolterà contro. A tutti piacciono le Buone maniere, anche a coloro che le infrangono, spesso solo per ignoranza.


Uno dei capitoli più esilaranti, a mio avviso, è “Il Galateo del Condominio”, luogo – purtroppo – dove l’inciviltà regna sempre più frequentemente. Può dirci qualcosa in merito?

Quanti delitti sanguinosi, ma diciamo più semplicemente, quante liti violente, sono nate per l’insofferenza che nasce da cattivi comportamenti all’interno di condomini affollati, dove qualcuno perde la testa, certo, ma a fronte di molti atteggiamenti maleducati. Ascoltare la televisione o la musica, nel primissimo pomeriggio o a tarda sera, ad alto volume. Far finire feste e trattenimenti all’interno del proprio appartamento, oltre mezzanotte. Non rispettare il bucato altrui e lasciarvi sgocciolare il proprio. Lo sbattere di porte di ascensori a notte tarda. E potrei continuare nelle cattive abitudini condominiali… da debellare per il bene di tutti!


Ancor prima che scrittore, lei è docente di Bon Ton anche per manager e dirigenti di azienda: ritiene che il bon ton in ambito aziendale possa favorire oltre che le relazioni anche la produttività aziendale? Se sì, come?

Sicuramente la conoscenza delle regole della Business Etiquette, il saper gestire un pranzo di affari o una colazione di lavoro, una riunione o la policy afferente alla regalistica aziendale, consentono al manager di distinguersi positivamente, in tempi, come quegli odierni, dove il SelfBrand, fa la differenza, e il Brand aziendale è sacro e non può essere sporcato da comportamenti villani o non formali, di singoli dirigenti. La Business Etiquette favorendo un clima positivo nelle relazioni dentro e fuori le mura aziendali, contribuisce alla motivazione e quindi, alla produttività, dell’intero management.


Qual è il ruolo che deve svolgere il maestro di cerimonia? Quali le competenze che devono essere in possesso di chi svolge questa professione?

Nel banchetto rinascimentale era il responsabile oltre che del personale di servizio anche dell’aspetto della tavola. Oggi, è un tecnico, un esperto di Bon Ton e Galateo, che guida con la sua esperienza, frutto di studi e di pratica, lo svolgimento cerimoniale perfetto di un evento, o istruisce tramite corsi, coloro che necessitano per il loro lavoro, di imparare il Galateo.


Lei afferma che quando siamo a tavola non bisogna mai dire “Buon appetito”. Perché?

Non lo afferma Alberto Presutti. Lo afferma il Galateo in relazione all’aneddoto da cui nasce questo “divieto” che vale, soprattutto, per pranzi e cene formali e non certo nell’ambito conviviale famigliare o amicale. Nel Medioevo, i signorotti dell’Italia dei Comuni, solevano imbandire, saltuariamente, ricchi banchetti per ingraziarsi la servitù. Prima di darvi inizio, il signorotto, augurava un sonoro “Buon appetito!”, ma nel senso dispregiativo di: “Abbuffatevi a più non posso, perché chissà quando vi ricapiterà!”. Pertanto, è un augurio poco gentile da rivolgere al proprio ospite.


Il galateo può considerarsi universale o esistono differenze tra culture e quindi tra continenti?

Oggigiorno, nel mondo degli affari, specialmente, la globalizzazione è un dato di fatto. E così, già le aziende, scoprono come ogni Paese, ogni Area geografica, risenta di usi e costumi propri, che, se inosservati, o peggio ignorati, producono missunderstanding o screzi, o possono, addirittura, far saltare affari che parevano già siglati. La conoscenza della cosiddetta Global Etiquette è dunque imprescindibile per tutti coloro che per motivi di lavoro, studio, o semplice turismo, si recano all’estero, in specie in Paesi asiatici o di religione musulmana.





"Il Galateo al momento della frutta". Per la Rubrica di ALBERTO PRESUTTI in "SAPORI IN CORRIERE"





IL NUOVO Corriere di Firenze
inserto Speciale "SAPORI"


"Il Galateo al momento della frutta"

(5 Novembre 2011)



Non tutta la frutta si mangia allo stesso modo. Parlando dell'appena conclusa stagione dei frutti di bosco, innanzitutto, il Bon Ton dell'ecologia, suggerisce di rispettare l'abitat naturale del bosco e di non cogliere nè di strappare, con superficialità, e conseguentemente, poi, mangiare, i suoi frutti,  con nocurante disattenzione.

I frutti del bosco si caratterizzano per alcune peculiarità, che dal punto di vista del Galateo non possono essere dimenticate, così le castagne dovranno essere incise con un attrezzo, che è reperibile in commercio ed è molto pratico ed utile per inciderle velocemente. Questo utensile ricorda una sorta di schiaccianoci munito di lama seghettata con cui incidere le castagne trasversalmente.

Diverso il caso dei fichi, la cui parte superiore deve essere aperta in quattro parti con l'uso del coltello e forchetta da frutta. Con il coltellino, facendo attenzione, si staccherà la polpa interna che sarà portata alla bocca con la forchettina.

Fragole, lamponi e mirtilli si mangeranno con il cucchiaino da dessert, in coppette.

Ma tanti sono i frutti che pongono interrogativi circa le regole previste dal Galateo per una loro corretta commesibilità.

Per esempio, l'uva, che deve essere servita in tavola in grappoli. Il commensale con il pollice e l'indice terrà il grappolo fermo, con le dita dell'altra mano si porterà alla bocca un acino per volta, solo dopo aver inghiottito il precedente. Semi e buccia, verranno deposti nel pugno e poi sul bordo del piatto.

Il kiwi, invece, si può mangiare o come procedono gli anglosassoni, dividendolo a metà, orizzontalmente, col coltello da frutta, e scavandone la polpa interna col cucchiano. Altrimenti si sbuccerà, servendosi del coltello e della forchetta da frutta, e tagliato in pezzetti che si porteranno alla bocca.

Infine la banana, in occasione conviviale in formale si potrà tenerla in mano, denudando a poco a poco la buccia, e mangiandola mordendola direttamente. In un evento conviviale formale, la banana dovrà essere sbucciata con l'aiuto del coltellino e successivamente tagliata a pezzettini e mangiati con la forchettina.


"Il Galateo tra squame e pinne"

(9 Luglio 2011)



Innanziutto, teniamo sempre presente che il pesce è un cibo dal sapore molto intenso e che non a tutti i nostri commensali può piacere, per questo motivo, prima di cucinarlo e servirlo, è bene accertarci che sia gradito.

Generalmente il pesce costituisce il piatto di mezzo del menu.

Nei pranzi formali la carne seguirà il piatto di magro. Eccezion fatta per i mitili che possono venire offerti come antipasto e le zuppe a base di pesce, come primo piatto.

Innumerevoli sono le varietà di pesce e infiniti i modi per cucinarli, sta al cuoco scegliere la preparazione più adatta per esaltare il sapore e la specificità del pesce da servire.

Quando il pesce è lessato si serve in tavola in abbinamento con la maionese altrimenti chi non la digerisce può sempre usare quale condimento l’olio e il limone.

Il Galateo precisa che il pesce si porta in tavola intero, sarà poi pulito e sfilettato davanti ai commensali dalla padrona di casa o al ristorante, dal cameriere.

Sono previste in tavola forchetta e coltello da pesce. La prima ha i rebbi più corti della comune forchetta, il secondo ha una forma a spatola e lo posizioneremo a destra del coltello per la carne.

Per pulire il pesce procederemo a togliere primieramente la testa e la coda, accantonandole su un lato del piatto e successivamente e con attenzione e delicatezza, eseguiremo un taglio longitudinale che ci consentirà di aprire il pesce stesso. Estrarremo poi la lisca, che adageremo al lato del piatto accanto alla testa e alla coda.

Se non gradiamo la pelle, potremo con l’aiuto del coltello da pesce, eliminarla.

In caso di mancanza del coltello ci aiuteremo con un grissino e con la forchetta da pesce.

Il pesce, per tradizione, non si taglia con il coltello, in quanto nel Medioevo le lame si annerivano per via della loro ferrosità. E anche se, oggigiorno, questo rischio è inesistente, la consuetudine impedisce l'uso del coltello col pesce.

Quando è servito del pesce, il Galateo prevede la presenza in tavola di coppette lavadita, poste alla sinistra del piatto di ciascun commensale. Vi immergeremo solamente i polpastrelli asciugandoceli col tovagliolo.

E se amiamo i crostacei, dovremo saperci ben comportare quando in tavola sarà portata un aragosta o dei gamberoni. Le chele e la coda dell'aragosta le rimuoveremo con le dita mentre con l'aiuto di una forchetta da pesce estrarremo e mangeremo la polpa.

Ci è consentito dal Galateo di succhiare le chele per aspirarne il contenuto, ma senza rumorosità e in modo chic.

Mangiare il pesce con stile ed eleganza è superare una delle più impegnative "prove" del Galateo!


"Le regoledel Galateo: occhio alla linea,

"A dieta con Bon Ton"

(3 Settembre 2011)

 Con l'arrivo dell’estate e con la fine delle vacanze, fioriscono le diete e il bisogno di ritrovar se stessi con una "remise en forme" che depuri e consenta di riacquisire quel benessere che è andato perduto, prima con la vita sedentaria di casa ed ufficio poi con gli stravizi vacanzieri.

Oggigiorno, la dieta fa parte della nostra cultura alimentare, e spesso si esplica come uno stile di vita che si contrappone ai piaceri della tavola. Le esagerazioni alimentari sono sbagliate, ma la dieta non può essere effettuata solo per seguire una moda o per ricercare, ostinatamente, un riscontro estetico.

Ma cosa consiglia il Bon Ton a proposito di diete?

La cura di sé passa attraverso l’auto-controllo, il sapersi gestire, osservare, amare.

E', certamente buona regola, quando si decide di seguire una dieta, o di ricorrere all'uso di tisane depuranti che sostituiscano il bere o il cibo, non imporre, in nessun modo, questo percorso deprivativo ai nostri parenti, e soprattutto al partner così come ai figli, negando la preparazione di piatti abituali e succulenti, che a seguito della dieta, ora si devono aborrire.

Assolutamente non si deve costringere mai gli ospiti ad assecondare la dieta che si effettua, né con una cucina leggera e parca di porzioni, né, con gran cattivo gusto, illustrando pedantemente i benefici fisici derivanti dall’essere a dieta, a tavola.

Pertanto il Bon Ton impone di non cominciare a criticare, in alcun ambito o situazione, le altrui abitudini alimentari che non si sposerebbero con la dieta che si è scelta, che non deve essere sentita come una religione i cui dogmi non sono discutibili e chi lo fa è un eretico da perseguitare! Purtroppo questo è un modo antipatico ma molto frequente di relazionarsi che sconfina nella più gretta maleducazione.

Ovviamente, solo perché si ottempera ai dettami di una dieta, guai a rinunciare alla consueta vita sociale, evitando la frequentazione di ristoranti e riservando le uscite solo a praticare le austere sale di laboratori macrobiotici.

C'è poi un errore a cui bisogna sfuggire, come ricorda il Bon Ton, e cioè quello di obbligare gli amici da cui si è ospiti, a cucinare piatti afferenti alla dieta che si segue, magari di difficile preparazione per pesatura ed ingredienti, ma a cui non si riesce più a fare a meno, neanche per una volta!

Se, invece, non si vuole svelare d'essere a dieta, è meglio inventarsi una scusa plausibile che giustifichi "l'occasionale" poco appetito, ma stando attenti a non "mangiare con gli occhi" i piatti altrui!










ma senza stressare i commensali"

"MIO CARO GALATEO". RUBRICA DI ALBERTO PRESUTTI SU "SI'LARIVISTAPERCHISISPOSA"



RUBRICA
"MIO CARO GALATEO"
- Ottobre 2011 -



Cari Sposi, tra tutti gli argomenti che potevo trattare, riguardanti galateo e buone maniere delle nozze, ho scelto questa volta di parlare della lista nozze e delle bomboniere, dettagli a cui purtroppo pongono troppa poca attenzione le coppie moderne.
Parliamo quindi della lista nozze, viatico importante per gli invitati, che possono così scegliere il regalo senza sottoporsi ad estenuanti giri alla ricerca di quegli oggetti che possono piacere agli sposi.
Ma ci sono dei criteri da seguire nella creazione della lista dei propri desideri?
E' assolutamente necessario che gli sposi pongano molta attenzione a non mettere in imbarazzo amici e parenti con oggetti eccessivamente costosi.
E' giusto sì individuare uno o più negozi, ma è altrettanto giusto che accanto ai regali importanti compaiano piccoli oggetti dal gusto modesto.
Attenzione anche ai passi falsi!
Mai infilare il bigliettino della lista di nozze nella partecipazione, mai parlare di costi della cerimonia di fronte a futuri invitati, niente buste per disporre di denaro contante.
Il matrimonio non è una colletta per pagare il ricevimento o altri aspetti delle nozze!

Cosa dire invece delle bomboniere?
Sono il concreto ringraziamento a tutti coloro che hanno partecipato al matrimonio e a chi, anche se non è stato presente, ha fattto un regalo o mandato fiori.
Devono essere consegnate solo una per ogni nucleo famigliare, quelle degli invitati devono essere tutte uguali tra di loro, mentre ai testimoni e ai genitori viene generlmente donata una bomboiera più importante, per riguardo.
Coloro che hanno fatto gli auguri inviando solamente un telegramma o un biglietto devono essere comunque ringraziati, anche con un semplice sacchettino che racchiude confetti.
La tradizione ne prevede 5, simboli di salute, ricchezza, felicità, fertilità e lunga vita, ma si può esagerare, purchè siano sempre in numero dispari!

Vi ho lasciato qualche dubbio, qualche curiosità?
Volete richiedermi consigli per le vostre nozze?
Ricordatevi della mia rubrica sul sito http://www.silarivistaperchisisposa.com/ e sul blog http://silarivistaperchisisposa.blogspot.com/
Vi risponderò con enorme piacere!








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