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"Global Etiquette e successo aziendale". Per la Rubrica di Business Etiquette di Alberto Presutti su "Connecting-Managers"


Rubrica di Business Etiquette

Global Etiquette e successo aziendale
a cura del Maestro Alberto Presutti


Oramai lo sanno anche i bambini che portare il “Made in Italy” nel mondo non è più semplice come un tempo, per via di concorrenze sleali fatte di copie dei prodotti originali e tante nostre imprese soffrono questo problema che può essere, in parte, ridotto tramite una presenza “personale” sui mercati esteri, soprattutto quelli emergenti.  


Ed ecco che così ci accorgiamo che non possiamo prescindere dalla conoscenza precisa e attenta delle regole di comportamento proprie dei Paesi che sono oggetto del nostro interesse commerciale, a partire dalla gestione degli incontri di affari, dalle modalità dettagliate dei rituali delle presentazioni, dalla conoscenza di ogni particolare relativo alla convivialità e alla vita di relazione e alle regole da seguire per non essere definiti dei parvenù.

Infatti può bastare un banalissimo errore di protocollo, un dettaglio che sfugge, un atteggiamento non corretto e tutti gli sforzi già effettuati di instaurare un rapporto commerciale ottimale, si possono vanificare.

E’ assolutamente imprescindibile, oggigiorno, per i manager di aziende che si muovono su mercati esteri, specie i più lontani, essere edotti su tutti gli aspetti della cosiddetta “Global Etiquette”, a cui attenersi nei viaggi di affari, in modo da divenire dei manager di successo consapevoli di saper mantenere e gestire, al meglio, le relazioni commerciali e interpersonali con gli interlocutori stranieri.

Alcuni curiosi esempi di “Global Etiquette:

In Argentina il ritardo è considerato chic. Se invitati a cena, dunque, è consigliato di presentarsi rigorosamente in ritardo, per non dare l’impressione di essere invadenti.

Nei Paesi orientali un ruolo fondamentale lo riveste scambio dei biglietti da visita. In Cina vengono dati presentandoli con due mani.

In Giappone è consigliato studiarli qualche secondo prima di riporli perché hanno lo stesso valore di un documento di identità.

In Cina se un affare è in alto mare bene è cercare qualsiasi compromesso per superare l’impasse.

In Russia, invece, scendere a compromesso è deleterio in quanto sintomo di debolezza.
 
 
 
 
 

"IL SAVOIR FAIRE E' SERVITO". PER LA RUBRICA DI BON TON DI ALBERTO PRESUTTI SU "OUTSIDERNEWS"



Rubrica di Bon ton

(16 Aprile 2012)

Il Savoir faire è servito

Delphine Seyrig, in un famoso film di Francois Truffaut, spiegava ad un giovane ed inesperto Jean-Pierre Léaud che esisteva una sensibile differenza tra buona educazione e Bon ton: «Se un uomo entra in una stanza da bagno e vede che c’è una signora nuda, esce subito e dice: Questo è un uomo educato. Ma se dice: quest’uomo ha Bon Ton!».


Il Bon ton racchiude in sé stile, savoir faire, buon gusto, rispetto e soprattutto tatto e intelligenza!

Ma nella società odierna è presente il Bon ton? Un tempo, le direttrici dei collegi femminili intimavano alle allieve: “Signorine, Bon ton!”. Contenetevi, in altre parole.

Ma il Bon ton non è una coercizione fine a se stessa né una recita o una scorciatoia formale, ma attenta pratica quotidiana. Apparecchiare la tavola è un’arte in cui occorrono stile e Bon ton. Non basta, certo, mettere una tovaglia, piatti e bicchieri, per allestirla. La tavola è lo specchio dell’anima, della cultura di vita dei padroni di casa.

Buon gusto e creatività, innanzitutto!

Si possono contaminare pezzi classici e pezzi moderni?

Bisogna saperlo fare, principiando dal fatto che i bicchieri, non dovranno, in nessun caso, essere di vetro colorato, che non consente di godere dell’aspetto del vino e del suo tono.

Evitiamo anche i piatti a disegni a fiori, esclusività pasquale.

No a sotto bottiglie e ai sottopiatti squadrati, o peggio, in vimini o rafia, che fanno tanto prima colazione all’americana.

E’ bello allestire delle tavole che rispecchino, per esempio, le stagioni dell’anno.

Un centrotavola, invece, esprime la personalità e la creatività di chi apparecchia e, attenzione, alle dimensioni, mai esagerate e mai con fiori profumati che inevitabilmente interferiscono con le fragranze dei cibi.

Come rendere speciale una tavola? Non credere che esistano giorni speciali per curarla e adornarla.

A tavola sempre due forchette, due bicchieri, uno per l’acqua e uno per il vino, e servito buono, perché, altrimenti, quando saremo al ristorante ci sentiremo a disagio!

Se abbiamo invitati importanti, non cadiamo nell’errore di strafare negli allestimenti di casa e tavola. Mettiamo l’ospite d’onore a suo agio, invece che sotto una camoana di vetro che lo metterà a disagio. La semplicità è viatico di praticità, che non vuol dire essenzialità, ma cura dei dettagli che sono quelli che più fanno, o meno, la differenza, alla fine.



"BON TON e PERSONAL BRANDING". Per la Rubrica di Business Etiquette di Alberto Presutti su "Connecting-Managers"

Rubrica di Business Etiquette
 
Bon Ton e Personal Branding
a cura del Maestro Alberto Presutti

La “Brand-image” è l’idea che i consumatori maturano di un prodotto dopo averlo acquistato e provato..

Cosa è il Personal Branding di cui tanto si parla? Non è altro che l’immagine di noi stessi che rimandiamo all’esterno, e che viene percepita da chi ci circonda, in altre parole, il nostro “valore”.

E’ indispensabile, oggigiorno, per un manager ed un professionista, sapere come creare il proprio “marchio personale distintivo”, ossia il valore della sua reputazione.

Per un professionista od un manager, infatti, è importantissimo essere percepiti dai clienti come un “unicum” che fa la differenza nel suo campo di attività. Il cliente sceglierà in conformità di quel “plus”, rappresentato dalla congruità tra stile e immagine e competenza tecnico-professionale che si vanta.

Riuscire a costruire un Brand forte, coerente, fedele alla nostra comunicazione, otterrà che saremo riconosciuti “portatori di reputazione” che è il vero valore da spendere, se lo abbiamo!

La nostra reputazione è costituita di un insieme di dettagli, ma vi emergono i principi delle Buone maniere e, quindi, del Bon Ton che è la comunicazione efficace di se stessi agli altri.

La creazione di un Personal Branding parte necessariamente da una ricerca, “senza sconti”, su se stessi, le proprie peculiarità, attitudini, conoscenze, capacità. La propria voglia di cambiare. Di affermarsi.

Occorre, pertanto, lavorare su se stessi per ricostruire un puzzle che, al momento, può non restituire un immagine chiara, apprezzabile, univoca e, soprattutto, fedele, di come si vorrebbe essere e, quindi, divenire.

Alcune Domande:

1.Il Bon Ton serve davvero in certe occasioni formali?

2.Le Buone maniere consentono di sentirsi a proprio agio in tutte le situazioni?

3.Si è in grado di fare le presentazioni in azienda in modo formale?

4.Si sa stare a tavola seguendo le regole del il Galateo e, quindi, si è in grado di gestire senza imbarazzo un pranzo di affari?

5.E, se più normalmente, si sposa un collega di lavoro, come regolarsi?

Domande diverse, delle centinaia che potremmo farci, ma a cui è fondamentale dare la risposta corretta, perché sbagliando non si avrà una seconda possibilità per rimediare.

Perdere “punti”, perdere immagine, è fatale, perché gli altri osservano e giudicano e si fanno velocemente un opinione; anche se è comodo non pensarlo e auto-convincersi, per presunzione, di essere i migliori o peggio, che non sono queste, le domande e le risposte che contano nella vita sociale e lavorativa.


"LE POSATE E IL GALATEO: LA FORCHETTA". RUBRICA DI BON TON E GALATEO DI ALBERTO PRESUTTI SU "POSTPOPULI.IT"



Rubrica di Bon Ton e Galateo

(8 Aprile 2012)

LE POSATE E IL GALATEO: LA FORCHETTA

Cominciamo col chiederci dove e quando nacquero le posate che tutt’oggi usiamo a tavola.

Partiamo dalla forchetta che arriva in tavola dopo il cucchiaio e il coltello, ma ha una storia più ricca di aneddoti degli altri due.

Per il Galateo, la forchetta deve essere situata a tavola alla sinistra del commensale con i rebbi all’insù, in numero massimo di tre, a scalare, ricomprendendo quella per il pesce che di rebbi, però, ne conta solamente tre.

Con la forchettina che troviamo orizzontale, dinanzi ai piatti, col manico rivolto verso sinistra, il nostro padrone di casa o il catering, ci vuol comunicare che a ine pasto sarà servito un dolce “duro”, come una crostata, per esempio.

La forchetta deve essere impugnata non a mo’ di penna, o con moto leggero, in quanto è predisposta per infilzare e, quindi, occorre afferrarla con energia seppur sempre mista ad eleganza.

I dati storici ci informano che la forchetta parrebbe fosse stata già in uso presso i Romani, ma nel modello come lo conosciamo noi, adesso, cioè strumento a più denti per infilzare il cibo solido, la sua nascita risale, con certezza, all’alto Medioevo alla corte di Bisanzio.

San Pier Damiani (1007-1072), racconta, infatti, di una principessa bizantina, che giunta a Venezia, non toccava il cibo con le mani come era uso del Tempo, preferendo usare una piccola forchetta personale bi-dente, ritenuta, però, al tempo, una raffinatezza davvero scandalosa in mano ad una donna.

L’affermazione dell'uso della forchetta come simbolo di Galateo, si verificò nel ‘500, ad opera della popolazione cittadina borghese e mercantile, mentre le corti continuarono a respingerla perché richiedeva abilità manuali nel suo uso ed esponeva a brutte figure nel mangiare.

Grazie agli spaghetti –allora detti vermicelli – la forchetta riuscì finalmente a legittimarsi come posata indispensabile a tavola, ma siamo alla metà del ‘700. Solo la forchetta era in grado di agevolare la presa dei "fili di pasta", tanto che il Gran Ciambellano di Re Ferdinando IV di Borbone, decise di aumentare a quattro, i rebbi della posata.



"BARBECUE E BRUNCH I PADRONI DELLA BELLA STAGIONE". Rubrica di Bon Ton di Alberto Presutti su "SAPORI IN CORRIERE"


Rubrica di Bon Ton

(7 Aprile 2012)

Barbecue e brunch i padroni
della bella stagione

Con l’arrivo della Primavera è piacevole desinare all’aria aperta, e così il pic nic, di tradizione anglosassone, diviene la scelta più gradevole per goderci la natura in fiore oltre che del buon cibo.

Certo il pic nic oltre che su un prato, potremmo farlo in spiaggia o in un bosco, con l’attenzione, come richiede il Bon Ton, di raccogliere tutti gli avanzi e gli involucri vuoti, i piatti e i bicchieri di plastica usati, prima di tornarcene a casa.
Importante nel pic nic, basato su cibi freddi, e che si possano facilmente mangiare con le sole mani, mentre non è esclusa la presenza di vino accanto all’acqua e alle bibite gassate.
Ma è anche molto intrigante offrire un barbecue agli amici, o meglio, per dirla all’italiana, una grigliata.
Un giardino anche piccolo o una terrazza faranno al caso nostro, tenuto conto che, per sua essenza, il barbecue ha carattere semplice ed informale.
Il Bon Ton consente di utilizzare piatti di plastica e tovaglioli di carta, evitando però la posateria in plastica, troppo leggera per tagliare la carne.
Vino rosso e birra, sono le bevande del barbecue che termina con dolce e frutta.
Attenzione ad accendere la brace che non deve mai avere fiamme alte.
Sarà sempre il padrone di casa, secondo il Bon Ton, e non un ospite, colui che sovrintende alla cura del fuoco e alla cottura delle carni.
Infine, sempre all’aria aperta, ma di domenica, assolutamente, per alleviare le tante incombenze settimanali della padrona di casa che per un giorno almeno non dovrà rinchiudersi in cucina davanti ai fornelli e potrà concedersi un po’ di relax, abbiamo il brunch, crasi tra breakfast e lunch, cioè tra prima colazione e pranzo.
Il brunch si situa, per orario, intorno alle dieci e mezzo, massimo alle undici, e il suo menu prevede un misto di dolci e salati, salumi e varie tipologie di pane, il tutto accompagnato da caffè, tè, ed in occasioni importanti, champagne.
Ritrovarci per un brunch è un ottima occasione per rivedere gli amici ed uscire, al contempo, dalla solita routine del desinare a tavola.



Alberto Presutti collabora con Connecting-Managers e risponde nel Forum quale esperto di Business Etiquette



 
La “Business Etiquette” per un nuovo ambiente di lavoro
a cura del Maestro Alberto Presutti


Nell'Italia degli anni '70, all'ombra della "mega-ditta" e del suo “universo concentrazionario”, spicca, tramite la figura dell’impiegato Fantozzi, la metafora di un vuoto normativo e protocollare che evidenzia drammaticamente l’impermeabilità alle regole e ai codici della “Business Etiquette” del mondo aziendale italiano di quegli anni.

Qualcosa è cambiato quaranta anni dopo?

Se vogliamo dirla tutta, in Italia siamo fermi, per mentalità, al detto :”L’abito fa il monaco”, che esprime un culto dell’immagine e del bello, del tutto fine a se stessi.

Il manager in Italia è spessissimo lasciato a se stesso, nel gestire la sua Brand Image, che coincidendo con quella aziendale, è portata seco, e le buone competenze professionali rischiano di sciogliersi come neve al sole, al primo imbarazzante errore di cerimoniale.

Cosa è la “Business Etiquette”? E’ quell’insieme di regole, cerimoniali, usi e costumi, propri della comunicazione, sia intra che extra aziendale. Se padroneggiata, apporta utilità impagabili, in quanto in ogni situazione professionale, sociale e conviviale, il manager saprà destreggiarsi con stile e contezza di sé individuando sempre una soluzione che sposi l’etichetta con la pragmaticità.

Ma che cosa c'entrano le Buone Maniere e il Galateo con il lavoro e la carriera? E il Bon Ton con la produttività e il successo?

Per la “Business Etiquette” l’essenza del management è l'arte di mobilitare le risorse di tutto il personale, al servizio dell'azienda seguendo determinate regole che armonizzano e motivano la “famiglia” aziendale.

E’ imprescindibile che la Business Etiquette diventi lo “stile differenziale” di un azienda, qualunque sia il suo prodotto, ma anche sposti oltre una visione imprenditoriale che mette il manager al primo posto, senza curarsi che la mancanza di educazione della centralinista, addebita una zavorra pesantissima, all’immagine aziendale, alla “salute” aziendale, per cui pure il personale delle pulizie, perché un ufficio in ordine e ben pulito, è un luogo che “fa la differenza”, ha peso specifico.

Presto “l’economia della conoscenza” svolgerà un ruolo preponderante, perché non vi potrà essere altro modo per raggiungere quelle conoscenze e scoprire tutti quegli aspetti protocollari, propri di un fare impresa dove alla Leadership si sostituisca la “Leaderchic” e le relazioni interne siano all’insegna del ben-essere tra le varie componenti aziendali e il mondo dei contatti esterni.





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