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"L'ARTE DI RICEVERE". Incontro salottiero condotto da Alberto Presutti e Silvia Silleros, a Firenze


E' L'ARTE DI RICEVERE
o
RICEVERE E' UN ARTE?

Incontro salottiero
di Buone maniere e consulenza d'immagine
condotto da
Alberto Presutti e Silvia Silleros

(Firenze, 26 Febbraio 2012)

E' stato un bel pomeriggio quello trascorso insieme alle partecipanti all'evento.

Come si allestisce la tavola? Come si ricevono gli ospiti? Qual'è il modo ed il momento per congedarsi dopo una cena importante? E se non voglio indossare la gonna come posso vestirmi per una cerimonia? E' meglio il foulard o la pashmina? Come mi vesto per una giornata lavorativa che prevede anche un aperitivo? Queste domande sono solo alcune delle tante a cui le partecipanti all'incontro di domenica 26 Febbraio, hanno avuto risposta da Alberto Presutti, Maestro di Bon Ton e da Silvia Silleros.

C'è stata anche l'occasione per mettere in pratica le nozioni apprese durante un coffee insieme.

Le partecipanti sono andate via con un piccolo dono, omaggio offerto loro e che non dovrà mai più mancare d'ora in poi nelle loro Style Bags, per avere mani sempre perfette.








"Il Bon Ton negli eventi aziendali". Articolo di Alberto Presutti su "Italiaconvention.it"


Il Bon Ton negli eventi aziendali

(27 Febbraio 2012)
Un evento organizzato con Bon Ton distingue l'Azienda, i suoi manager, i suoi brand. Il Bon Ton distende i rapporti e li facilita, e lancia microsegnali di appartenenza. Applicarne le regole conviene.


1. Il Bon Ton è marketing

Esiste ancora il Bon Ton? Certo che esiste, aggiornato, ma esiste.

Il Bon Ton è la grazia del saper vivere che consente di affrontare con tranquillità ogni situazione senza imbarazzi né complessi. Lungi dall'essere una moda o un formalità classista è invece, nella sostanza, un facilitatore di relazioni.

Come per le persone, anche per le aziende il Bon Ton è un fattore di distinzione che comunica moltissimo, e in ambito aziendale la comunicazione è marketing. Da ciò deriva che il Bon Ton è marketing, e questo gli dà subito un tocco di utilità concreta.


2. I meeting aziendali

In un evento aziendale (ad esempio un congresso) che presenti un certo carattere di formalità, valgono le regole protocollari del cerimoniale pubblico ed ufficiale.

Un punto delicato è l'attribuzione dei posti.


Nei congressi e nei convegni quando al tavolo di presidenza seggono più personalità, alla destra del presidente siede l'ospite più importante e alla sinistra il secondo per importanza, e così a scendere ai due lati. Qui non esiste la cavalleria. Il posto di uomini e donne dipende solamente dal ruolo aziendale che ricoprono.

In caso di presidenza a due le disposizioni dei posti non cambiano rispetto alla regola: la coppia di presidenti si considera come una sola persona.

Se invece al tavolo di presidenza siede il solo conduttore, alla sua destra di solito si trova il podio e gli oratori sono seduti nelle prime due file della platea. Se nella sala c'è un corridoio centrale, agli ospiti saranno riservati i posti secondo questa norma: la personalità più importante nella prima poltrona di prima fila a sinistra del corridoio, davanti alla presidenza, e simmetricamente, nel primo posto a destra, l’ospite subito meno importante, per poi alternarsi verso l'esterno (vedi figura).

Passando alla seconda fila si partirà di nuovo dall’interno verso l’esterno.



In assenza di corridoio invece:


3. I dettagli

Il rispetto dell’etichetta negli eventi dovrebbe permeare con discrezione ogni aspetto, fin nei dettagli.

Ad esempio il guardaroba, che non può mancare. Nessun ospite dovrà essere costretto a tenere il soprabito sulle ginocchia o sulla spalliera della poltrona, e se ciò dovesse accadere, una hostess si avvicinerà con discrezione all'ospite, offrendosi di portargli il soprabito al guardaroba.

La reception deve avere un numero adeguato di hostess perché non si creino code di attesa troppo lunghe. Le hostess devono dare il “buongiorno” a chi si presenta al desk ed essere veloci, cercando di risolvere ogni problema, anche della persona più distratta o sprovveduta. Nessuna darà mai del “Tu” ad un ospite anche se coetaneo, né risponderà col “Tu” a chi, poco educatamente, lo userà con lei.

Le hostess daranno indicazioni senza mai sbracciarsi, ma spiegheranno con gesti misurati.

Cartelli indicatori. Dovranno essere abbondanti ma discreti e sintetici. Un tableau all’ingresso illustrerà la conformazione della sala, le uscite, le toilette, la zona ristoro, in modo che nessuno si senta smarrito. E lì vicino il programma dell'evento con gli orari, i nomi degli oratori e possibilmente un abstract di ogni intervento.


4. Le fiere

La dinamica concitata delle fiere sacrifica spesso il Bon Ton e la Business Etiquette. Ma è veramente un'opportunità di marketing relazionale mancata: infatti dove trovate un altro "palcoscenico" così efficace per la vostra azienda, per farvi vedere e apprezzare dal vostro pubblico?

Ogni visitatore dovrebbe essere accolto nello stand come un possibile futuro cliente da trattare con riguardo, mai come un seccatore da liquidare in fretta. A maggior ragione se non lo si conosce e il suo look non è “importante”. Il Bon Ton aziendale impone uno stile impeccabile verso chiunque, e non è raro che ciò salvi da gaffe dannosissime o induca un'opinione positiva in persone che si riveleranno, poi, molto utili.


Tutto il personale allo stand dovrebbe seguire un dress code aziendale, che comporta divise né chiassose né anonime per lo staff (hostess, steward e giovani impiegati), un dettaglio più discreto ma riconoscibile per quelli di grado più alto (cravatta, spilla) comunque vestiti con una certa eleganza, sempre il badge ben visibile, sempre biglietti da visita personali e/o aziendali blind, sempre almeno un depliant aggiornato, possibilmente materiale di supporto coordinato e personalizzato (blocchi, penne, matite), un piccolo omaggio magari spiritoso, l'offerta di un genere di conforto, un caffè, una caramella, anche solo un bicchiere d'acqua a disposizione.




All’entrata del visitatore il personale di stand dovrebbe alzarsi, se seduto, e presentarsi con una stretta di mano.

Queste non sono, singolarmente, regole ferree, ma l'importante è il loro complesso, perché lo scopo è di caratterizzare il team e l'ambiente dello stand fuori dalla massa, e creare così un imprinting aziendale di stile.

E’ invece vero Mal Ton tutto quello che massifica e rende anonimo il rapporto col pubblico: ad esempio: hostess che distribuiscono materiale pubblicitario senza una parola a chiunque passi loro dinnanzi, disordine allo stand con brochure e depliant alla rinfusa a disposizione di chiunque, sciattezza nell'arredo, musica ad alto volume, stand che a mezzodì si trasformano in gastronomie e offrono lasagne e bignè sugli stessi tavoli delle trattative e delle relazioni di lavoro.

E’ stile, è immagine, tutto questo?














5. La modernità del Bon Ton

Il Bon Ton nell'evento aziendale è un "ingrediente" che rende molto di più di quel che costa, è un "profumo" che ingentilisce tutto, induce un'opinione positiva sull'azienda e fa scattare la simpatia.

Sì, la simpatia, perché il vero Bon Ton non è mai affettato, né superbo, né melenso, né snobistico. E neppure antiquato.

Il Bon Ton si aggiorna, segue i tempi e risponde alle nuove esigenze di socialità, perché il suo scopo è di mettere tutti a proprio agio.

Anche internet ha un suo Bon Ton, la cd "Netiquette", molto osservata (ma mai abbastanza) anche dai più giovani.

Per concludere, si potrebbe dire che dove c'è relazione c'è bisogno di Bon Ton. E aggiungere: dove c'è buona relazione c'è rispetto, perché il Bon Ton è, prima di tutto, rispetto e stile.






"Bon ton aiuata gli affari ". Per la Rubrica di Alberto Presutti su "Outsidernews"



www.outsidernews.net

Rubrica di "Bon ton"
(24 Febbraio 2012)

Il Bon ton aiuta gli affari


Per professionisti e manager, cocktail party e aperitivi possono costituire momenti molto utili per effettuare un efficace operazione di business networking e il buffet, che non è altro che un pranzo in piedi, è il fulcro attorno al quale si sviluppa l’incontro e la comunicazione.


Presentarsi e comunicare il proprio brand, abbisogna, nel caso del buffet, di saper tenere un comportamento consono per quanto concerne lo stile, il buon gusto e l’osservanza delle regole del Galateo.

Purtroppo, qualunque frequentatore di eventi mondani o professionali nei quali il buffet è presente, può riscontrare e testimoniare la maleducazione fino all’arroganza che si impossessa, scatenandosi, spesso anche nei partecipanti più compassati o di età avanzata.

E’ davvero inverecondo come d’un tratto, a mò di sciame, tutti gli invitati, apertosi il buffet, si gettino su tartine, dolci e salati, e bevano, anzi, taluni sbevazzino, oltre misura, come mai farebbero a casa non dico loro, ovviamente, ma già di semplici conoscenti.

Vi è chi si piazza davanti ad un vassoio, ingollandosi in continuazione, chi, ostruitosi il passaggio tra lui stesso e il buffet, sgomita e allunga telescopicamente le braccia a cercare di cogliere, alla cieca, con mano dalla morsa a pinza, pur che sia qualcosa di commestibile, chi altro, addirittura, si colma il piatto fino a creare una piramide, facendo scorta di tramezzini e bignè, quasi non avesse cenato o fatto colazione da giorni e giorni e morisse di fame.

E così, c’è chi parla con la bocca piena e le labbra non nettate, mentre altri si ostinano a fare presentazioni tra persone che stanno deglutendo e non riescono ben a sillabare il proprio nome e cognome, mentre piatti e bicchieri, di cui nessuno si disfa, stanno ad ergersi come barriera nella comunicazione contro tutte le leggi della prossemica e del Bon ton.

Il cibo pare dividere più di quanto riesca ad unire, in queste occasioni, e il dilemma amletico “mangio o comunico” trova soluzione nel soddisfacimento del primario bisogno alimentare.

Tutti ignorano sostanzialmente tutti, sotto l’occhio abituato e, oramai, dallo sguardo rassegnato, dei camerieri.

Non v’è Bon ton o Galateo che tengano o trattengano e gli stessi invitati che s’abbuffano fino allo sfinimento, rimangono sorpresi, dalla velocità con cui il cibo sparisca, delusi.

Forse è un desinare compulsivo quello che il buffet eccita ed istiga, sicuramente è la morte del Bon ton e del buon senso, dell’educazione e del rispetto per chi ha fame sul serio!



"Simpatie e antipatie all'insegna del Bon ton ". Per la Rubrica di Alberto Presutti su "Outsidernews"



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Rubrica di "Bon ton"

(18 Febbraio 2012)

Simpatie e antipatie all'insegna del Bon ton


Nella vita quotidiana, è facile che fattori di attrazione ed antipatia giochino un ruolo predominante nelle relazioni interpersonali. Spesso simpatie e antipatie nascono, come suol dirsi, “a pelle” ma è l’antipatia a coinvolgerci emotivamente e a volte, istantaneamente, portandoci a tenere atteggiamenti non propriamente educati.


Chi non ha un “nemico” per causa di carriera, di competizione sociale, o semplicemente per screzio passionale come l’ex coniuge con cui non si è mai trovato un equilibrio e un accordo pacificatori?

Quale comportamento ci consiglia il Bon ton nei riguardi di queste persone che non riusciamo a sopportare?

Oggigiorno, sono le regole del Bon ton utili a dirimere queste situazioni imbarazzanti.

Se in un occasione pubblica o conviviale, il nostro malumore tracima, causa una antipatia, non evitiamo un saluto di circostanza che è d’obbligo per educazione e non raccogliamo qualsivoglia altrui provocazione.

Durante una cena o nel corso di una festa, non potremo mai permetterci di avvelenare la gioiosa atmosfera generale dando in escandescenze o usando modi di sfida plateali.

Secondo il Bon ton l’indifferenza, la calma e il buon gusto, devono contraddistinguerci.

Ricordiamoci sempre che se ospiti, ogni sgarbo o scortesia nei confronti di un altro invitato offende, di riflesso, i padroni di casa, per cui con stile e Bon ton restiamo imperturbabili e con classe superiore, frutto di una autodisciplina che è bene saper coltivare, non diamo occasione per apparire noi gli sgarbati, privi di buona creanza e di gentilezza!

Certo, al termine dell’evento a cui partecipiamo, avviseremo i padroni di casa che il nostro comportamento meno cordiale del solito, era dovuto ad una presenza per noi ostile, cosicché, tacitamente, comunicheremo loro che al prossimo party non gradiremmo essere invitati se vi dovesse partecipare talaltra persona.

Assolutamente da non fare, per i principi propri del Bon ton, – precedentemente all’accettazione di un invito – è domandare chi siano gli altri ospiti, piuttosto avviseremo che non gradendo incontrare Tizio o Caia, piuttosto preferiremmo non intervenire, scusandocene, poiché non sussistono buoni rapporti con costoro.



"IL GALATEO E LA SUA RISCOPERTA". INTERVISTA AD ALBERTO PRESUTTI SU "WWW:POSTPOPULI.IT"



POSTPOPULI

Blog - Settimanale quotidiano
di informazione, cultura e approfondimenti

LA RISCOPERTA DEL GALATEO

Introduzione e intervista a cura di Nicola Pucci

(19 Febbraio 2012)


Nel nome della varietà e dell’originalità ci piace oggi affrontare un argomento che raramente trova spazio in questi tempi di commercio selvaggio e valori buoni per la spazzatura: ebbene sì, cari amici, parleremo di buone maniere, e per farlo presentiamo chi di educazione e gentilezza se ne intende, il Maestro Alberto Presutti, esperto di Bon Ton e Galateo, nonché scrittore e poeta che ci rilascia questa breve intervista.


1- Che cosa significa oggi, nell’epoca della maleducazione, il Galateo?

Il Galateo è il “faro”, mai come oggi, nelle nebbie della maleducazione, per ritrovare la luce di comportamenti civili e rispettosi di se stessi e degli altri in ogni ambito ed occasione.

2- In cosa consiste esattamente la sua attività professionale? Ci parli del suo lavoro.

Sono un formatore, quindi mi occupo di insegnamento, quale libero professionista, nel campo delle Buone maniere e della “Business and Global Etiquette” per i professionisti e le aziende. Quindi, tengo corsi e workshop in tutta Italia e nella Svizzera italiana, oltre a collaborare come esperto di Etichetta matrimoniale con la Rai e con Sky.

3- Lei è anche autore di poesie. La poesia ha ancora un senso, in un mondo editoriale in cui non ha più molto mercato?

Nasco come poeta estemporaneo e performer, e arrivo all’insegnamento del Galateo proprio perché le Buone maniere sono la poesia del quotidiano. La poesia è un’arte e una voce dell’interiorità, ed esisterà sempre, indipendentemente dal mercato editoriale. Esiste per i poeti.

4- Come vede l’Italia, dal punto di vista dell’educazione e del buon gusto? In che condizioni siamo, rispetto agli altri paesi?

In Italia uno sfrenato individualismo ed opportunismo hanno preso sempre più campo. Purtroppo i mass media, e in primis la televisione, non operano più in senso educativo, ma veicolando il cattivo gusto e la volgarità, ritenendo che siano un traino per trascinare le masse, e pian piano hanno diseducato anche i giovani e i bambini. Ora è arrivato il momento della svolta, del ritorno al Bon Ton!

5- Lei organizza pure cene di Bon Ton e Galateo. Come si svolgono?

Non di solo corsi, infatti, è il mio insegnamento, ma anche di momenti ludici e conviviali, come le mie quattro “Cene di Bon Ton” che, tematicamente, affrontano in “pillole” di Galateo sostanziale, argomenti come il corteggiamento, gli affari , il saper bere, lo stare a tavola.


IL GALATEO NON PASSA MAI DI MODA

Le Buone maniere sono la grazia del saper vivere.

Riappropriamocene attraverso la lettura di

un Manuale adeguato ai nostri tempi moderni,

firmato dal Maestro Alberto Presutti





“BENTORNATO GALATEO!”, edito da Romano Editore di Firenze, è la nuova opera di Alberto Presutti, maestro di cerimonie e docente di Business Etiquette, e nasce nelle aule dove lui insegna quale formatore.

Le Buone maniere sono il motore della vita, afferma Presutti nel suo sito www.albertopresutti.it, e consentono di tirarsi sempre fuori dall’imbarazzo nel momento del bisogno, e dunque di non sfigurare mai.

L’utilità di questo manuale – che è, peraltro, di facile lettura, semplice ed efficace, quindi consigliato a tutti –, è che si tratta un vademecum tascabile, da poter consultare in ogni situazione della vita quotidiana. È suddiviso in ventuno agili capitoli, che si occupano di settori del Galateo mai frequentati da altri esperti, come il “Galateo del colloquio di lavoro” o il “Galateo condominiale”.

Grazie a questa opera di Alberto Presutti, dopo quattro secoli e mezzo dalla pubblicazione del trattato di monsignor Della Casa, pubblicato postumo nel 1558, il Galateo torna ad essere un manifesto da leggere e rispettare, indirizzato in particolare alle giovani generazioni, che devono comprendere che l’educazione e il rispetto di sé e degli altri sono viatico di progresso civile e di corretti rapporti umani.

Il Maestro Presutti è un personaggio noto in tutta Italia nel campo del Galateo, essendo anche consulente di Rai e SKY, lo si può vedere spesso sugli schermi televisivi.


Il manuale può essere ordinato, facilmente, all’Editore scrivendo a ordini@romanoeditore.it al costo di Euro 10,00 + spese postali.











"Il valore della Business Etiquette". Per la Rubrica di Alberto Presutti su "Outsidernews"



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Rubrica di "Bon ton"

(17 Febbraio 2012)

Il valore della Business Etiquette


In quanti si sono mai chiesti quale relazione intercorra tra il galateo e la carriera, tra le buone maniere e il successo, e quanto incida la capacità di trattare i dipendenti con la produttività? Eppure la qualità dei rapporti umani codificata da una buona “etichetta”, influisce sul rendimento professionale di un gruppo di lavoro.


Infatti, sapersi ben comportare, saper tessere relazioni, non solo è utile per raggiungere traguardi personali, ma è assolutamente indispensabile se si vuole fare di una squadra un team affiatato.

L’essenza del management per molti consiste nel far generare idee dai dirigenti da affidare agli operatori; invece, se si riflette all’insegna dell’Etichetta, e quindi della Business Etiquette, l’essenza è l’ arte di mobilitare le risorse umane, al servizio dell’ azienda e per fare questo si deve necessariamente rispettare tutti, indiscriminatamente, e per far carriera si dovrà sempre metabolizzare tutte le regole proprie delle buone maniere da applicare con tutti: e, così, per esempio, se rispetto la signora delle pulizie e la motiverò sulla necessità del suo operato, il giorno dopo gli uffici risplenderanno di ordine e pulizia.

E così via. Sapersi ben comportare, non significa solo essere educati, ma anche sapersi vestire, saper comunicare con un ottimo linguaggio non verbale, imparare a condurre riunioni e meeting aziendali oltre a saperci partecipare.

Pertanto, la business etiquette è un modo di presentarsi all’esterno come all’interno, dell’azienda, in maniera precisa e trasparente: un Personal Brand. Ogni volta che “mi comporto bene” valorizzo me stesso e il mio team; e valorizzandolo lavorerà meglio; di conseguenza darà migliori risultati; e io farò carriera!”

La Business Etiquette crea un’atmosfera di consenso.

E il consenso passa attraverso dettagli molto importanti, dalla stretta di mano, al modo di annuire e di mantenere il contatto visivo con l’interlocutore; dal sorriso al gestire le antipatie personali e le controversie.

Non siamo qui a sostenere che la Business Etiquette, da sola, è garanzia di successo, però costituisce la carta in più, quell’asso nella manica per tutti coloro che vogliono decollare professionalmente.



 

"Bon ton digitale, questo sconosciuto". Per la Rubrica di Alberto Presutti su "Outsidernews"




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Rubrica di "Bon ton"

(13 Febbraio 2012)

Bon ton digitale, questo sconosciuto


Essere e non apparire. Autenticità e congruità sono caratteristiche proprie di chi ha Bon ton, in una società, anche virtuale, che tende sempre più alla finzione. La società odierna è fondata sull’immagine e apparire, specie in televisione, qualunque ne sia il motivo, l’occasione, pare fondamentale per imporre il proprio Brand.

Ma apparire non è essere, come afferma il Bon ton, in tutti i suoi precetti!

La vita non è, né deve diventare, un teatrino di vanterie e vanità civettuole.

I Tempi sono mutati, e l’apparire, se in congruità con l’essere, è importante, ma occorre tener ben presente, come dicevano i nostri avi Latini, che “est modus in rebus”, cioè, c’è una misura nelle cose.

Cos’è, infatti, il Bon ton, se non tutti quei comportamenti culturalmente desiderabili ed accettati socialmente, per cui il consiglio che ne deriva è di non esagerare mai, oltrepassando i limiti del buon senso e, in modo particolare, del buon gusto, che, purtroppo, per molti, è confine vago quanto indefinito.

Come non fare, allora, una brevissima riflessione sul mondo dei Social Network, oggi utilissimi nel consentire contatti anche professionali?

Visitando i canali Social si nota come si sia perso il rispetto non tanto e non solo di se stessi, sfogliando in pubblico il proprio diario di emozioni private, ma facendo questo, spessissimo pure coinvolgendo in fotografia o in citazione, per nome e, talvolta, per cognome, persone, quali parenti, amici o conoscenti, del tutto ignari, la cui privacy è violata con sprezzante faciloneria e gretta superficialità.

Chiedere l’”amicizia” o, nell’ambito dei Network professionali, la connessione, a qualche collega finora sconosciuto, diventa, da subito, per taluni, il modo per proporsi commercialmente o, peggio, sentimentalmente. Per “vendere” qualcosa di se stessi. Senza alcun rispetto per la privacy e la mappa delle opinioni altrui.

E’ fondamentale sottolineare che il Bon ton è rispetto di se stessi e, quindi, degli altri! Il Bon ton è la grazia del “saper vivere” senza fare gaffe, sapendo mantenere sempre e in ogni occasione, un comportamento educato. Vivere con Bon ton significa, dunque, farlo in primis quando non si è osservati.

Le Buone maniere hanno, infatti, la particolare caratteristica di non essere proprie di una classe sociale, come spesso si è voluto credere, anche per opportunismo.

Ricchi e poveri, giovani e vecchi, uomini, donne e bambini, nessuno può sentirsi esentato dall’osservanza del Bon Ton, che se tale, non si fa notare, generando armonia e benessere, in ogni contesto ed ambiente!






"Bon ton nel sociale e nel lavoro". Per la Rubrica di Alberto Presutti su "Outsidernews.net"





Rubrica di "Bon ton"

31 Gennaio 2012

Bon ton nel sociale e nel lavoro

 
Il Bon Ton e il Galateo possono essere ben paragonati alle regole del Codice della Strada, che pedoni ed automobilisti, egualmente devono rispettare affinchè non si creino ingorghi, siano rispettate le precedenze, non accadano incidenti.

Sapersi destreggiare nel traffico senza incorrere in sanzioni, saper percorrere la strada provinciale quanto l’autostrada, senza timore, equivale a saper stare al mondo, ora globalizzato, in ogni evento sociale e professionale senza la paura di non essere all’altezza, quindi di sbagliare direzione, limite, precedenza e di essere multati o, in altre parole, di essere notati come persone non educate, non rispettose dei codici che sono dati per armonizzare e far andare bene il traffico come la vita.

Chi non rispetta il Codice della Strada, dunque, perderà punti in patente, chi non rispetta le Buone maniere non ha rispetto di sé e dell’altro e non sarà mai un interlocutore affidabile a cui mettere in mano affari o progetti importanti e delicati.

Le Buone maniere consentono di distinguersi socialmente e di fare la differenza in ogni occasione, mondana e conviviale, evitando quelle brutte figure che lasciano un segno indimenticabile e rovinano un incontro, una conoscenza.

Nel mondo delle professioni, poi, non può valere, oggi come ieri, il motto: “L’abito fa il monaco“.

Quanto sono utili le regole di Bon Ton e quanto sia opportuno seguirle, ecco un esempio che lo spiega:

Un manager aveva incontrato ad un meeting un collega, di altra azienda, con cui pareva essere possibile una collaborazione fattiva. Era un uomo dallo sguardo intelligente e dal sorriso cordiale, vestito con proprietà, per cui scattò un invito a pranzo per parlare di lavoro.

Ma appena seduti, quest’uomo in apparenza irreprensibile, si annodava il tovagliolo nel colletto della camicia, si riempiva fino all’orlo il bicchiere di vino, e appoggiava i gomiti sulla tavola , dopo essersi tolto la giacca, senza neanche chiederne il permesso, madido di sudore nei punti sensibili.

Ordinava per sé i piatti più cari, contrallando di continuo lo smartphone poggiato sul tavolo.

Ecco, quale fiducia, quale immagine, comunica un professionista che si comporta così?




"Fumatori, dite addio alla sigaretta durante i pasti". Per la Rubrica di ALBERTO PRESUTTI in "SAPORI IN CORRIERE"





IL NUOVO Corriere di Firenze

inserto Speciale "SAPORI"


"Fumatori, dite addio alla sigaretta durante i pasti"

(4 Febbraio 2012)

Sin da quando si è bambini, bisognerebbe imparare a stare a tavola con compostezza e Bon Ton, perché non c’è niente di peggio di condividere il desco con chi non mangia educatamente.



A tavola, innanzitutto, si siede in posizione eretta, non ingobbita, le gambe raccolte e mai distese, i polsi appoggiati ai lati del piatto, il tovagliolo dispiegato sulle ginocchia solo dal momento in cui è portata in tavola la prima pietanza.


Le posate si impugnano con garbo, mai a mo’ di armi bianche, mai brandendole in aria, in specie il coltello. Si incomincia ad usare la prima posata esterna che troviamo e a seguire le altre.


Il cucchiaio va portato alla bocca di punta, non di lato. Il coltello non si userà mai per tagliare uova, legumi, insalata, dolci, torte gelato, banane.


I bicchieri non si colmano mai, si riempiono per tre quarti, al massimo. Il vino si sorseggia e se astemi si dirà: “No grazie” al momento che ci verrà offerto, comunque è consentito brindare con l’acqua, e bando alle scaramanzie!


L’acqua, anche se assetati, non si tracanna. Ricordarsi sempre di pulirsi la bocca prima e dopo aver bevuto.


Il pane lo si spezza sempre sull’apposito piattino.


I dolci molli come panne o creme si mangeranno col cucchiaino che si troverà dinanzi al piatto. Le crostate e tutti i dolci duri o semiduri, si tagliano con la forchettina.


Gli stuzzicadenti non si usano in tavola, ma si reperiscono in bagno per poi, dopo l’uso, lavarsi le mani.


E’ molto maleducato alzarsi da tavola per andare a fumare, tra una portata e l’altra.


Può capitare di macchiarsi l’abito, in tal caso mai perdere la calma nè chiedere alla padrona di casa rimedi come talco o spray. Ci si pulirà alla meglio, con self-control.


Il vero gentleman eviterà di intrattenersi con una sola delle ospiti che gli siede accanto ma dialogherà con entrambe le signore che a tavola lo affiancheranno.


Nessun commensale si approprierà della conversazione, restando banditi tutti gli argomenti scabrosi e non consoni alla tavola, come, per esempio, le diete. A tavola non si parla di lavoro né si raccontano barzellette.







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