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QUESTIONI DI STILE


QUESTIONI DI STILE

In un indimenticabile film di François Truffaut, Delphine Seyrig impartiva una lezione al giovane e ancora impacciato Jean-Pierre Léaud. Qual’è differenza fra educazione e tatto? «Se un uomo entra in una stanza da bagno e vede che c’è una signora nuda, esce subito e dice: scusi, signora. Questo è un uomo educato. Ma se dice: scusi, signore, quest’uomo ha tatto».

Non si può avere Bon Ton senza stile; ma si possono, al contempo, applicare tutte le regole della buona educazione e non avere un filo di Bon Ton.


Dunque, quale significato aveva allora e quale ha oggi, il Bon Ton, nella società?

Come dimenticare le direttrici dei collegi femminili che intimavano alle loro allieve: “Signorine, Bon Ton!”. Delle allieve di allora e del loro Bon Ton, è rimasto ben poco, perché il Bon Ton si è evoluto.

Oggi, la miglior definizione  è quella che ha dato Lina Sotis: “Il Bon Ton è la grazia del saper vivere!”, aggiungerei la semplicità, il rispetto degli altri, l’armonia del sentirsi a proprio agio con tutti.

Forse il Bon Ton è un ideale difficilmente realizzabile, è il sogno di vivere in un mondo che ci sorrida.

Bon Ton è anche il modo educato di saper reagire a chi, a tavola, dice “buon appetito” o dopo uno starnuto, dice “salute”. Bon Ton è tenere il cellulare spento a tavola, è inviare sms né criptici né anonimi, è usare il fax solo per comunicazioni di lavoro.

Ma, signori, allora, non si diventa?

Signori si nasce, come diceva il Principe De Curtis, in arte Totò. “E io lo nacqui, modestamente!” rispondeva.
Certamente, il seguire un corso propedeutico di Bon Ton e Galateo, consente di tirarsi fuori dall’imbarazzo nel momento del bisogno e quindi di non sfigurare, ma ovviamente per “fare la differenza” occorre altro!

Non rassegniamoci mai alle cattive maniere, divenendo in ogni ambito testimonial di quella buona educazione che è tale perché ha la particolare caratteristica di non farsi notare, ma di essere uno “status”.



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