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"IL BON TON NON E' LA BUONA EDUCAZIONE!". ARTICOLO DI ALBERTO PRESUTTI PER LA RUBRICA DI BON TON SU "P5Web"


Rubrica Bon Ton

Il Bon Ton non è Buona Educazione!

(n° 3 - 2012)

In un famoso film di Francois Truffaut, una esperta Delphine Seyrig spiegava ad un giovane ed ingenuo Jean-Pierre Léaud che esisteva una profonda differenza tra Buona educazione e Bon Ton: «Se un uomo entra in una stanza da bagno e vede che c’è una signora nuda, esce subito dicendo: Questo è un uomo educato. Ma se dice: quest’uomo ha Bon Ton!».

E se il Bon Ton e la grazia del saper vivere e, quindi, la comunicazione efficace di se stessi agli altri, è pure il “biglietto da visita” che permette di capire chi siamo, che studi abbiamo seguito, da che famiglia proveniamo.

Il Bon Ton è un elemento di distinzione soprattutto nel settore MICE (Meetings, Conferences and Exhibitions).

In ogni azienda, quando si avrà a dover organizzare riunioni, convegni o eventi di medio/grandi dimensioni, che non possono essere strutturati lasciando tutto alla fatalità e alla buona volontà del momento, occorrerà che l’organizzazione abbia a fare riferimento ai protocolli e ai cerimoniali propri dell’Etichetta.

Potrà parer strano partire dal guardaroba, mai, però, alcun ospite dovrà esser costretto a tenere il suo soprabito sulle ginocchia o dietro la spalliera della propria sedia.

Una reception funzionale con un numero di hostess tale da non far creare code di attesa troppo lunghe e inevitabilmente nervose.

Le hostess devono dare il “buongiorno” ad ogni ospite che si presenta ed essere veloci, evitando uno stile burocratico e spocchioso. Ogni hostess dovrà essere munita di badge di riconoscimento con fotografia. Nessuna Hostess darà mai del “Tu” ad un ospite coetaneo, né risponderà col “Tu” a colui che, poco educatamente, le si rivolgerà confidenzialmente.

Le hostess non indicheranno mai alcunché sbracciandosi ma daranno sempre indicazioni di tipo “spaziale”.

Il visitatore, spesso, è accolto negli stand non come un possibile futuro cliente da trattare con riguardo ma come un seccatore da liquidare in fretta, specie se non appartiene alla categoria buyer ma solo seller o il suo look non è tale da qualificarlo come “importante”.

Raramente, si individuano dress code aziendali negli stand, divise che caratterizzino con stile il team che vi opera, dando così un imprinting aziendale.

Il personale di stand non deve mai stare seduto e ha il dovere di alzarsi all’entrata dei visitatori, per presentarsi con un sorriso non convenzionale ma propositivo e una cordiale stretta di mano, trattando tutti gli ospiti con riguardo e preservando così il Brand dell’azienda.







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